IL TRAVAGLIO DELL’IDENTIFICAZIONE FEMMINILE E LA FIGURA MATERNA

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“Olga sogna di trovarsi in una villa elegante, proprietà della sua famiglia. E’’ in giardino e ci sono delle vasche carine per terra e il prato all’inglese.

C’è la madre molto elegante con un cappottino nero ricamato, ma è più esile rispetto alla realtà: magrolina come la protagonista del film “colazione da Tiffany”.

Ci sono anche altre persone, tra cui suo marito. Forse la madre è anche più giovane, sulla trentina abbondante di anni.

Comincia a piovere, una pioggia torrenziale che infanga tutto.

 Allora Olga dapprima l’osserva e poi si rende conto che le sue comodissime e utilissime scarpe sono lontane da lei e si stanno inzuppando. Allora comincia a correre e così si bagna ancora di più, però riesce a prendere le scarpe e nella foga di ripararsi infila totalmente il piede in una pozza d’acqua.

Olga è divertita da tutta questa situazione e ride tanto. Poi tornando verso un riparo si toglie il cappotto perché si convince che deve farlo asciugare dentro la casa.

Vedendo sua madre sotto la pioggia, vuole toglierle il capotto per lo stesso motivo, ma la madre non glielo permette, anzi la guarda come se il suo gesto fosse una follia, mentre per lei è una cosa che ha assolutamente senso.”

Il sogno di Olga si può definire il travaglio psichico di un normale processo d’identificazione nella figura materna, itinerario che ogni bambina segue nel vivere la situazione edipica ossia il conflittuale rapporto con i genitori. L’obiettivo è l’emancipazione psichica dalle dipendenze genitoriali attraverso l’identificazione nella figura materna e alla ricerca di miglior fortuna con l’universo maschile della sua età.

Olga esordisce nel sogno con un buon senso di altolocazione dell’Io: la villa elegante e la proprietà ossia una personalità con un adeguato narcisismo e un buon corredo di attributi psichici, nonché un apprezzabile riconoscimento di appartenenza al gruppo familiare.

Il giardino e il prato rappresentano la realtà psichica in atto e la vitalità dell’Io, mentre le vasche condensano la femminilità.

Subentra la figura materna ringiovanita ed elegante come in un film: Olga esprime il suo ideale femminile, proiettandolo naturalmente nella madre e ritenendolo ancora un desiderio da realizzare. Il modello d’identificazione di Olga è una madre bella che ha un marito che non sembra essere il padre di Olga, a testimonianza che il sogno si coniuga totalmente al femminile e a conferma della poca influenza dell’universo maschile. Ringiovanire la madre equivale per Olga a una vicinanza temporale ed estetica con lei.

Inizia la catarsi, la purificazione: la pioggia. Olga abbisogna di una purificazione torrenziale e di una decisa catarsi che assolva i forti sensi di colpa dal momento che questa pioggia infanga. Il fango è proprio il simbolo della colpa. Del resto, Olga è in uscita risolutoria della prolungata situazione psichica collegata al complesso edipico e durante questo travagliato conflitto con i genitori ha maturato in particolare aggressività verso la madre con il conseguente senso di colpa di aver desiderato il padre come figura esclusiva e di aver odiato la madre come terribile concorrente.

Una pioggia ambigua che pulisce e infanga è il prezzo psichico che si paga con la necessaria identificazione nella figura materna, una tappa evolutiva che risolve la situazione edipica. Olga si concilia con la madre identificandosi in lei. L’identificazione con il nemico è necessaria per la sua evoluzione psichica e relazionale.

Olga gradisce la catarsi del senso di colpa e prende coscienza della sua  femminilità e del suo esser  femmina introducendo nel sogno le scarpe, un classico simbolo sessuale femminile, una simbologia vaginale con annessa vitalità funzionale: le scarpe sono bagnate.

La scoperta della sessualità è definita da Olga comodissima e utilissima, come le sue scarpe. La pienezza del suo essere donna si esprime nella simbologia della corsa, una tensione che porta al raggiungimento di un obiettivo e una gioia di vivere.

La femminilità acquisita non basta di per se stessa, dal momento che Olga la vuol coniugare con gli affetti: il cappotto.

L’introiezione del valore affettivo della sessualità avviene nella simbologia del cappotto che deve asciugare dentro la casa. Olga, in conclusione, pensa che lo stesso valore non appartenga alla madre: una giusta proiezione di aggressività nei confronti della figura materna con la quale ha tanto combattuto e dalla quale è stata sconfitta come nelle fauste risoluzioni del complesso di Edipo.

La prognosi impone che Olga razionalizzi sempre più la sua conquista e la sua autonomia dalla madre e non crei dipendenze competitive di alcun tipo.

Il rischio psicopatologico si attesta in una regressione verso conflitti affettivi che si riducono a danno dell’economia psichica di Olga con conversioni isteriche.

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